Lo so, sembra poco rispettoso- ma è la sensazione che queste ultime settimane di campagna referendaria trasmettono.

Siam vicini al giorno del ringraziamento (Thanksgiving), quando negli Stati Uniti si farcisce il tacchino.

E la situazione attuale, in cui il PM Renzi ha cambiato direzione e detto di nuovo che se vince il "no" lui lascia, mentre Bersani&Co cercano di convincerlo a restare sino a fine legislatura, mi ricorda un detto americano con una variazione: come se chiedessero al tacchino di rinviare Thanksgiving, ma occuparsi lui di organizzare la cena (in cui il piatto forte è il tacchino).

Disclosure: come scritto in precedenza, ero per il "ni" (più no che sì) ma, infine, son propenso al "sì"- più che altro perché nello stato attuale di confusione dubito che vi siano altri in grado di far introdurre riforme.

Nel dettaglio, non credo che il concetto dei "tempi di legiferazione" sia realmente un parametro che dovrebbe guidare nella scelta.

Più leggo e più ascolto conferenze (da entrambi i lati), e meno credo che la forma proposta per il Senato serva.

Mi ricorda troppo il Senato tra fine Ottocento ed inizio Novecento, una "camera dei nominati", in questo caso pure con il doppio lavoro ed a mezzo servizio: meglio abolirlo e dare un ruolo (ed una responsabilità) direttamente alle Regioni.

Chi dice che il passaggio di Cuperlo sia un modo per spezzare l'opposizione interna cerca sempre di considerare il "sì" o il "no" come un voto sul PM Renzi- ma invece come tatticismo non è male, al di là delle motivazioni della scelta.

Se l'opposizione interna al partito è sia per il sì sia per il no, l'esito del referendum le fornisce comunque un ruolo.

Ma l'opposizione interna non è pronta per andare alle elezioni adesso.

Forse per debolezza sua strutturale ha bisogno di attendere che il centro-destra faccia da sponda per indebolire i Cinquestelle, e di costruirsi una propria "votabilità", mentre per ora è più probabile che i voti del centro-destra vadano ad altri.

Ovvero: come scritto in post precedenti, se la partita referendaria si chiudesse con un "no", mantenere in carica il Governo attuale sarebbe un favore all'opposizione interna al Partito Democratico che non ha mai accettato il ruolo del PM Renzi (e del Segretario Renzi) e dei suoi collaboratori.

L'approccio a "cerchio magico" è parte integrante della Seconda (o Terza?) Repubblica.

Come a-partitico (non a-politico), posso tranquillamente dire che, in questo come in altri casi, sia l'opposizione interna al Partito Democratico, sia altri partiti/movimenti hanno poco da criticare: anche loro adottano lo stesso approccio.

Francamente, è indice della debolezza strutturale sia del nostro sistema politico sia del senso dello Stato (e non solo tra i politici): non riusciamo a formare una classe dirigente politica, e quindi chiunque riceva un benché minimo potere si circonda di chi si fida.

Che a livello di gruppo di potere potrà anche esser considerato "a lungo termine" (si coltivan relazioni per una vita, incluso il ricambio generazionale), ma a livello complessivo della tenuta del sistema è di una miopia senza pari, dato che impedisce un ricambio della classe dirigente, creando una visione a tunnel.

E, come sa chiunque lavori sul cambiamento, se si crea un "passaparola generazionale" senza mai riconfermare gli elementi di base necessari per la tenuta del sistema, ad ogni ricambio si riduce la possibilità di gestire le evoluzioni in modo coerente rispetto alle motivazioni etiche iniziali, e si sostituiscono "rituali" alle logiche sottese ai rituali.

Ovvero: servono scuole quadri, servono "clerici laici" che abbiamo tempo e motivazione per mantenere la comprensione non solo dei rituali, ma anche delle loro origini, una forma di "ortodossia" che consenta di adattare i rituali ai tempi senza snaturarli.

Parafrasando quanto disse una volta a Roma l'ex-PM Amato ad un "giovane in politica" che diceva di far spazio ai giovani: va bene, purché non siano quelli che, giovani o meno, han vissuto tutta la vita in sezione (o a fare il portaborse di un politico), incapaci di aver contatto con la realtà.

Ed i candidati che l'opposizione potrebbe proporre adesso hanno scarso appeal sull'elettorato: ma chi voterebbe adesso Bersani o Fassina, dopo la brillante performance del 2013 e la continua guerriglia tattica da burocrati di partito? O anche Berlinguer, quando si lanciano continui strali contro il nepotismo degli altri?

Più facile che rafforzino la superficialità della Seconda Repubblica, aprendo le porte ad un Trump in salsa italiana- ma dubito che potrebbe esser un Salvini.

In tale scenario, anche la scelta di Grillo di accantonare il "direttorio" è una scelta ragionevole.

La partita referendaria non è "solo" sulla Costituzione.

Checché ne dicano i fautori del "no", la nostra Costituzione è stata modificata abbastanza frequentemente da poter dire che, se vi saranno aggiustamenti da fare dopo un eventuale "sì", sarà possibile introdurli in seguito.

Il gioco reale è sulle regole complessive e sulla evoluzione dei rapporti di forza tra i principali contendenti politici, e su chi guiderà il cambiamento.

Personalmente, non mi interessa chi sia per il "sì" o per il "no"- preferisco scegliere a ragion veduta (per quanto possibile), piuttosto che delegare ad altri- si può sbagliare, ma almeno si è scelto.

La comparazione? http://documenti.camera.it/leg17/dossier/pdf/ac0500n.pdf

Alcune note di lettura: http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2016/11/19/referendum-linee-guida-per-un-voto-consapevole/