“noi contro gli altri” è uno dei trucchi retorici più vecchi della politica.

E quando si sposa con differenze visibili (etniche, di abbigliamento, ecc) abbiamo già visto da secoli quali siano i risultati.

Il XX secolo ha usato tecnologie per fini non necessariamente positivi (dall'organizzazione di deportazioni di massa, ai gas in tutto il Medio Oriente e parte dell'Africa, alle schede perforate per consentire di gestire la logistica dello sterminio, per restare solo nella prima metà del secolo).

Nel XXI secolo, la memoria del XX, soprattutto delle guerre etniche della seconda metà del secolo, è ancora troppo fresca- e quindi, in nome della “political correctness”, preferiamo delegare ad altri quello che non riusciamo a gestire noi (p.es. in Libia o Turchia).

Anche prima del passaggio a Roma 2004-2006 (se siete curiosi, guardate sul CV http://www.robertolofaro.com/cv), la mia opinione sull'immigrazione era che non si tratti principalmente di un problema di sicurezza- e che l'aver dato forza di norma fondante al diritto umanitario ci renda responsabili di qualcosa di più che la contabilità dei costi per la gestione dei flussi migratori.

La nostra memoria storica talvolta è distorta: Roma venne fondata attirando immigrati, non escludendoli.

E, comunque, le migrazioni sono una costante della storia- in passato di popolazioni intere (p.es. guardate l'impatto delle “orde barbariche”), oggi come collezione di individui.

Tranne un curioso episodio dall'Afghanistan quando vivevo a Londra: un finto dirottamento per far emigrare un intero villaggio, con alcuni di loro pronti a recitare il ruolo dei dirottatori per raggiungere l'obiettivo.

Per quanto riguarda i campi di prima accoglienza nel Medio Oriente, già una dozzina di anni fa espressi la mia opinione: meglio che limitarci ad aspettare che arrivino e muoiano in mare, ma hanno senso solo se riusciamo a concordare con i paesi che li ospitano le condizioni di gestione.

Anzi, l'ideale sarebbe avere accordi di “extraterritorialità”- come se fossero ambasciate, per poter applicare completamente le normative concordate a livello dell'UE.

Potrebbe esser un esempio di gestione congiunta della politica estera, visto che in troppi, anche su Brexit, sembran non aver capito che in un negoziato non si rafforzano i propri negoziatori attivando canali paralleli e facendo promesse pubbliche incoerenti con quanto presentato come posizione comune...

In attesa di qualche accordo illuminato in tal senso, la normativa che abbiamo prevede i CIE.

Ma, di nuovo, non aveva senso che fossero solo nelle regioni periferiche, nei “punti di sbarco”.

E spargerli sul territorio nazionale è, di nuovo, una risposta parziale.

Il confine di Schengen è il confine comune dell'area di Schengen, non il confine italiano o greco o spagnolo: i CIE (o qualunque struttura di gestione dei flussi migratori che sarà definita in seguito) dovrebbero esser su tutto il territorio di Schengen.

Siamo nella fase preliminare della campagna elettorale, e le notizie degli ultimi giorni confermano un'altra vecchia verità: chi ha vissuto tutta la vita di politica, difficilmente riesce a lasciarla, e si aggrappa agli scampoli.

Così, a dispetto dell'onda montante del populismo anti-EU, una parte significativa dell'elettorato centrista (sia a sinistra sia a destra) è ancora abbastanza pro-EU da dare una “scialuppa di salvataggio elettorale” ad altri due micro-partiti, uno intorno a Casini, l'altro intorno a Rutelli.

Avvolgendosi nella bandiera dell'UE (incluso nella gestione dell'immigrazione) per elevarsi sopra i potenziali concorrenti.

E' la solita frammentazione del nostro bipolarismo imperfetto- se la nuova legge elettorale premierà le coalizioni, non mancan mai candidati a fare l'ago della bilancia.

Inclusi quelli che ormai da un decennio o più ogni tanto si auto-candidano ad esser chiamati al sacrificio di salire al Quirinale e restarci come Presidente, senza mai riuscirci (come dimenticare interviste ad alcuni politici in cui erano “presidenziali”- dalla scrivania alle bandiere)- quanti “miles gloriosus”.

Ormai quotidianamente vi sono notizie che val la pena di condividere, “segnali” dei nuovi tempi- cosa che faccio (e commento) su Twitter e Facebook (entrambi http://www.twitter.com/robertolofaro e http://www.facebook.com/robertolofaro).

E qui veniamo ad altro tema connesso alle politiche migratorie, alla gestione della sicurezza del territorio, ed al clima elettorale.

Come altre volte in passato, i centristi (da entrambi i lati) per cercare di smontare i populisti... ne adottano le politiche e cercano “appeasement”.

Non ha funzionato per tutto il XX secolo, ma ovviamente tutti ritengono che le condizioni oggettive che han reso vani tali tentativi di scimmiottare gli estremisti per rimuoverli dalla scena politica... non si applichino a loro.

Tutti ricordiamo (almeno, per chi lo ha studiato a scuola quando si insegnava storia ed educazione civica) dei crimini di guerra tedeschi e giapponesi nella seconda guerra mondiale.

Ma quasi nessuno vuole ricordare che non erano purtroppo gli unici paesi p.es. a flirtare con l'eugenetica.

Trasformare i sindaci in “sceriffi” implica assumere che abbiano tutti la preparazione per esser dotati di tali poteri.

Peggio: implica assumere che gli organi dello Stato siano in grado di verificare con capillarità che non vi siano abusi, come quelli già verificatisi recentemente anche senza i nuovi poteri.

Unire due condizioni improbabili normalmente non produce i risultati sperati.

Non è questione di destra o di sinistra, è questione di buon senso- che nell'ansia elettorale si sta perdendo velocemente.

Ed anche le oscillazioni dello “spread”, considerando la mole di interessi annuali da pagare ed il debito da rifinanziare, sono indice della percezione di una politica debole e tutta pre-elettorale.

Forse è meglio andare alle elezioni subito, piuttosto che continuare con lo “sfilacciamento istituzionale” che può creare effetti di lunga durata (da tensioni sociali all'intasamento dei tribunali e della Consulta con ricorsi).

Effetti che renderebbero la prossima legislatura ancora più instabile.

Comunque, non trovate paradossale che, mentre si parla di Terza Repubblica, il “nuovo che avanza” ci renda sempre più simili al “ricambio” dell'ultima fase dell'Unione Sovietica?